martedì 8 aprile 2014

Triclosan

Triclosan: brevettato nel 1964 e registrato come pesticida nel 1969, il Triclosan è un battericida ampiamente usato anche nei vestiti, nei giocattoli, nei detergenti per la casa, nei saponi antibatterici e in alcuni cosmetici. 
Ma è caratteristico dei dentifrici per la sue riconosciute proprietà antiplacca e di prevenzione delle gengiviti. Non ultimo ha anche un aroma non sgradevole al palato.
Purtroppo le ombre, che con sempre maggiore evidenza si addensano su questo ingrediente, superano di gran lunga i benefici: un recente studio mostra la sua pericolosità per il buon funzionamento di cuore e muscoli e si sospetta che il suo uso massiccio possa dare origine a ceppi di batteri resistenti agli antibiotici più comuni. È anche provato da numerosi studi che tenda ad accumularsi nei tessuti umani e anche nel latte materno. La cosa è poco rassicurante visto che la sua composizione chimica è simile a quella della cancerogena diossina: è infatti un derivato clorurato del fenolo, e la diossina potrebbe anche svilupparsi nei processi produttivi o durante lo smaltimento. Una volta finito nell'ambiente si accumula nei sedimenti dove rimane per lungo tempo. Uno studio condotto dall'università del Minnesota ha analizzato le acque di otto dei propri laghi riscontrando la presenza di diossine da Triclosan. Da allora lo stato si è impegnato nel recupero ambientale e dal giugno di quest'anno nessun appalto pubblico potrà comperare prodotti contenenti Triclosan.
Non stupisce che la Food and Drug Administration stia revisionando questo ingrediente, soprattutto dopo che i Centers for Disease Control hanno rilevato, nel 75% della popolazione, tracce di Triclosan nei campioni di urina. Anche il Canada è in fase di revisione, mentre Danimarca e Olanda stanno indagando per conto dell'Unione e europea, nell'ambito di un programma di valutazione (CoRAP) della durata di 3 anni.
Fiutato il vento, anche un colosso multinazionale come la Procter and Gamble (P&G) ha annunciato di volerlo eliminare entro il 2014 dai propri dentifrici (AZ e Oral B). Non tutte le multinazionali purtroppo seguono questa scia.